Psicoterapia sistemico-relazionale a Roma: è giusta per te?
Una guida a stanze. In ogni stanza le domande che ti faresti davvero, con una risposta in meno di un minuto. Apri solo quello che ti serve: il percorso si salva sul tuo dispositivo.
Psicoterapia sistemico-relazionale a RomaIndice≈ 14 min
0.La porta
Che cos'è la psicoterapia sistemico-relazionale?
Sei qui perché questa parola continua a comparire e vuoi capire se c'entra con te.
Cosa vuol dire «sistemico-relazionale», in parole semplici?
Che il tuo problema viene guardato dentro le relazioni in cui vive, oltre che dentro di te. «Sistema» è un insieme di persone che si influenzano a vicenda: una famiglia, una coppia, una classe. «Relazionale» è dove si lavora: nello spazio tra le persone, in quello che si dicono e in quello che tacciono.
Non significa che la colpa è degli altri. Significa che un sintomo, letto da solo, racconta metà della storia. L'altra metà sta in chi lo alimenta senza volerlo e in quello che tiene in equilibrio.
La prospettiva sistemico-relazionale in psicologiaAlessandro Fanello, psicologoSi carica da YouTube solo quando premi play.
Sei minuti di spiegazione divulgativa dell'orientamento sistemico-relazionale: cos'è un sistema, perché il sintomo si legge nelle relazioni. Un buon primo ascolto se preferisci la voce alla pagina.
Cosa cambia rispetto a pensare «il problema è mio»?
Cambia la direzione delle frecce. Nel pensiero comune c'è una causa e un effetto: lei è fredda, quindi lui insiste. Nelle relazioni le cose vanno in cerchio: più lui insiste, più lei si chiude, più lei si chiude, più lui insiste. Si chiama , ed è l'idea che vale il prezzo del biglietto.
Prova a cambiare sguardo
È la stessa cosa della terapia familiare?
La terapia familiare è una delle sue forme. L'approccio sistemico si pratica con la famiglia, con la coppia e anche con la singola persona. Cambia chi è in stanza, non lo sguardo.
È la stessa cosa delle costellazioni familiari?
No. La psicoterapia sistemico-relazionale è un orientamento riconosciuto, insegnato in scuole di specializzazione quadriennali autorizzate dal Ministero e sostenuto da ricerca clinica. Le costellazioni familiari sono una pratica di gruppo non riconosciuta come psicoterapia e senza evidenze solide. Condividono una parola, non un metodo.
Da dove viene, e perché Roma non è un dettaglio?
Nasce negli anni Cinquanta a Palo Alto, dagli studi di Gregory Bateson sulla comunicazione; passa per Watzlawick («non si può non comunicare», 1967), Minuchin e Bowen negli Stati Uniti, e diventa italiana a Milano con Selvini Palazzoli, Boscolo, Cecchin e Prata (Paradosso e controparadosso, 1975). Roma è l'altra capitale: dal 1972 il Centro Studi di Luigi Cancrini, poi l'Accademia di Maurizio Andolfi. Qui trovi una tradizione clinica, non una moda.
Storia del Milan ApproachCentro Milanese di Terapia della FamigliaSi carica da YouTube solo quando premi play.
Una lezione del Centro Milanese di Terapia della Famiglia, fondato da Boscolo e Cecchin, che ripercorre la nascita del gruppo di Milano e del «Milan Approach». Guardala se vuoi capire da dove viene il modo di lavorare che trovi in questa guida.
An Ecology of Mind, il documentario su Gregory Batesonestratto, in ingleseSi carica da YouTube solo quando premi play.
Tre minuti dal documentario di Nora Bateson sul padre, Gregory. Bastano per sentire il tono di un uomo che guardava le relazioni prima degli individui.
Sei qui perché litigate, o perché non litigate più.
Litighiamo sempre per le stesse cose: è normale?
È il segnale più tipico di un copione che si ripete. Se da anni fate la stessa litigata con parole diverse, il nodo è il pattern che vi tiene bloccati. E i pattern sono esattamente ciò su cui questo approccio è bravo: li rende visibili e vi fa provare una mossa diversa.
Devo per forza venire con il mio partner?
No. Puoi iniziare da sola o da solo e lavorare sulla tua posizione nella relazione: quando una persona cambia posizione, il cerchio si riorganizza. Se in seguito il partner vorrà partecipare, valutiamo insieme sedute di coppia.
Funziona dopo un tradimento?
Può funzionare, se entrambi vogliono capire cosa è successo, non solo chi ha sbagliato. Il terapeuta non fa l'arbitro. Il tradimento viene letto come un evento della relazione: quali distanze lo hanno preceduto, cosa dice del «noi», e se e come si può ricostruire la fiducia. A volte il percorso serve anche a separarsi bene.
Quando la terapia di coppia NON va fatta?
Quando la relazione è caratterizzata da una dinamica di violenza. Lo stabilisce la Convenzione di Istanbul, ratificata dall'Italia nel 2013: nei casi di violenza vanno evitati i percorsi congiunti, perché mettere nella stessa stanza chi la agisce e chi la subisce aumenta il rischio e il controllo. Prima viene la sicurezza, con percorsi separati. Se ti riconosci, il numero antiviolenza è il 1522, gratuito, 24 ore su 24.
Sei qui perché un figlio si è chiuso, non parla, non va a scuola, si fa male.
Mio figlio non vuole venire: ha senso venire noi genitori?
Sì, ed è spesso il modo migliore di cominciare. I genitori sono la leva più potente per cambiare il clima in cui un ragazzo vive. Molti adolescenti, quando vedono che qualcosa cambia a casa senza che nessuno li «porti dallo psicologo», chiedono poi di partecipare.
L'esperienza umana della terapia, con Maurizio AndolfiFormazione Continua in PsicologiaSi carica da YouTube solo quando premi play.
Maurizio Andolfi, il terapeuta familiare romano che ha fatto scuola nel lavoro con bambini e adolescenti in seduta, parla di cosa significa fare terapia con una famiglia intera. Quindici minuti, in italiano.
Per quali problemi dei ragazzi ha le prove più forti?
Disturbi alimentari in adolescenza, problemi di comportamento, difficoltà legate alla separazione dei genitori. Per l'anoressia nei minori la terapia familiare è il trattamento di prima scelta nelle linee guida NICE. Per altri problemi si alterna spesso: sedute con il ragazzo, sedute con i genitori, qualche seduta tutti insieme.
Sei qui perché nessuno verrebbe con te, o perché non vuoi che venga.
Posso fare terapia sistemica da sola, da solo?
Sì, senza riserve. La terapia sistemica individuale è forse la forma più diffusa oggi. La famiglia non deve essere in stanza per essere al centro: la porti dentro nelle aspettative che senti addosso, nelle frasi che ti ripeti con la voce di qualcun altro. Il terapeuta ti aiuta a cambiare la tua posizione nel cerchio.
Che cos'è un genogramma e perché lo faremo?
Una mappa disegnata di tre generazioni: chi c'è, chi manca, chi è vicino a chi. È uno strumento per osservare la storia generazionale e le sue ricorrenze: quello che torna, di generazione in generazione, senza che nessuno l'abbia deciso. Molte cose «individuali» si vedono a occhio nudo una volta disegnate.
Quadrati gli uomini, cerchi le donne, tre generazioni.
Sei qui perché vuoi sapere cosa ti aspetta prima di prenotare.
Cosa succede nel primo colloquio?
Si parla. Niente lettino, niente silenzi, niente test a sorpresa. Chi ha chiamato, chi voleva venire e chi è stato convinto, da quando esiste il problema e cosa stava cambiando intorno. Si esce con una prima fotografia, una domanda da portarsi a casa e, se vuoi, un secondo appuntamento. Non è un impegno a proseguire.
Quante sedute servono e ogni quanto?
Non c'è un tempo prestabilito. Dipende dagli obiettivi che definiamo insieme nei primi colloqui e, soprattutto, da te: raggiunto un obiettivo, puoi fermarti oppure sceglierne un altro. La frequenza la concordiamo in base al tipo di percorso e la rivediamo strada facendo.
Mi daranno «compiti»?
Esperimenti, più che compiti. Piccole mosse diverse dal copione, concordate insieme: una conversazione che non si fa mai, un ruolo scambiato per una settimana, un silenzio tenuto. In seduta si guarda cosa è successo. A volte una apre una strada dove prima c'era un muro.
Cosa NON succede in terapia sistemica?
Nessuno viene accusato. Non si cerca il colpevole, né tra i presenti né tra i nonni. Non si scavano traumi a forza. E nessun terapeuta serio ti chiederà di «tagliare» con la tua famiglia: l'obiettivo è cambiare il modo di stare in relazione, non interromperla.
Sei qui perché vuoi sapere cosa dimostra la ricerca.
È efficace quanto la cognitivo-comportamentale?
Negli adulti, le meta-analisi la trovano efficace rispetto a nessun trattamento e sostanzialmente paragonabile alle altre psicoterapie, con effetti da piccoli a moderati nel confronto con trattamenti attivi. Una rassegna di 38 studi controllati randomizzati (von Sydow e colleghi, 2010) la trova efficace nella grande maggioranza dei casi per disturbi dell'umore, d'ansia, alimentari, da sostanze e problemi di coppia.
Problemi di coppia e familiari, disturbi alimentari in adolescenza, problemi di comportamento nei ragazzi, e come intervento complementare in depressione, dipendenze e psicosi (riduce le ricadute).
Psicoterapia sistemico-relazionale: intervista a Matteo SelviniState of Mind, «I grandi clinici italiani»Si carica da YouTube solo quando premi play.
Mezz'ora con Matteo Selvini, che dirige la scuola fondata da Mara Selvini Palazzoli: come è cambiato il modello, cosa funziona oggi, cosa dice la ricerca. Per chi vuole la versione lunga.
Serve anche per ansia, attacchi di panico, depressione e altri disturbi?
Sì: l'approccio sistemico-relazionale si usa per ansia e attacchi di panico, depressione, disturbi di personalità e psicosi, e accompagna chi convive con una malattia cronica, le famiglie adottive, le separazioni e i divorzi. Il punto in comune è che il sintomo vive anche dentro le relazioni: il panico il mese prima di andare a convivere, la tristezza quando l'ultimo figlio esce di casa. Per psicosi e malattie croniche affianca le cure mediche, senza sostituirle.
Attacchi di panico, ecco che cosa fareSantagostinoSi carica da YouTube solo quando premi play.
Due minuti, chiari, su cosa fare durante un attacco di panico. Il resto, cioè capire quando e perché è cominciato, è il lavoro che facciamo insieme.
Qual è il fattore che conta di più?
L'alleanza con il terapeuta. In tutte le psicoterapie predice il risultato più dell'orientamento teorico. Scegli la persona, non solo il modello. E ricorda i limiti: per fobie circoscritte o disturbo ossessivo-compulsivo esistono trattamenti individuali con più prove alle spalle. Un sistemico onesto lo sa, e te lo dice.
Sei qui perché hai deciso di provare e vuoi farlo bene.
Come verifico che sia davvero psicologo o psicoterapeuta?
Cerca il nome nell'Albo nazionale degli psicologi (o in quello dei medici). «Psicoterapeuta» è un titolo che si ottiene dopo quattro anni di specializzazione in una scuola riconosciuta. Uno psicologo offre consulenza e sostegno; uno specializzando lavora in formazione, sotto supervisione. Chiedilo apertamente: chi è serio risponde volentieri. Io sono iscritta con il numero 29557 e sono specializzanda, e lo dico sempre al primo contatto.
Le informazioni sui costi te le do al primo contatto, prima di fissare qualsiasi appuntamento. Le prestazioni psicologiche sono spese sanitarie detraibili, solo se pagate con metodi tracciabili elettronicamente (carta, bancomat, bonifico).
Si può fare online?
Sì, sia individuale che di coppia. Il lavoro è basato sulla conversazione e sull'osservazione delle interazioni, e in videochiamata funziona bene. Per le sedute familiari con bambini piccoli la presenza in studio resta preferibile.
Come capisco, dopo il primo colloquio, se è quello giusto?
Esci sentendoti capito, non giudicato, e con almeno una domanda nuova in testa? Buona partenza. Esci sentendoti in colpa o confuso? Datti tempo per capire cosa senti davvero. La prima seduta da uno psicologo può smuovere sentimenti e ricordi a lungo sopiti e generare malessere e confusione.
Non è un test diagnostico. È un modo per ascoltarti prima di scrivere a qualcuno. Nulla viene inviato.
Rispondi d'istinto: fa per te?
Sei domande, un risultato onesto. Se la maggior parte delle risposte punta alle relazioni, lo sguardo sistemico è probabilmente il tuo. Se punta a un sintomo preciso, può servire prima altro: te lo dico comunque.
Se in qualche stanza ti sei riconosciuta o riconosciuto, hai già fatto il passo più difficile: vedere il cerchio. Il secondo passo è un messaggio. Non servono idee chiare: lo capiamo insieme al primo colloquio, a Roma o online. E se la strada migliore per te fosse un'altra, te lo dirò.