Come capisco se è conflitto o violenza?
Fatti una domanda sola: ho paura? In un conflitto, anche brutto, si litiga da pari e dopo si può parlare. Nella violenza uno dei due controlla l'altro: con la paura, con i soldi, con l'isolamento, con la svalutazione continua, con i gesti. Se stai attenta a come parli per non «farlo arrabbiare», se hai smesso di vedere amici, se hai paura di tornare a casa, non è conflitto.
Cos'è il «ciclo della violenza»?
Tensione, esplosione, riconciliazione, e di nuovo tensione. Lo ha descritto Lenore Walker alla fine degli anni Settanta. La fase delle scuse, dei regali, del «non succederà più» è quella che tiene legate le persone: sembra la soluzione, è parte del ciclo. Riconoscerlo da fuori è il primo passo per uscirne.
Posso fare terapia di coppia con un partner violento?
No. Quando la relazione è caratterizzata da una dinamica di violenza, la terapia di coppia non si fa. Lo stabilisce la Convenzione di Istanbul, ratificata dall'Italia nel 2013: nei casi di violenza i percorsi congiunti vanno evitati, perché chi ha paura non può parlare liberamente e il setting comune può diventare un altro strumento di controllo. Prima viene la sicurezza, con percorsi separati: lui in un centro per autori di violenza, tu in un centro antiviolenza o con una psicologa.
A chi posso rivolgermi subito, a Roma e in Italia?
Al 1522, numero antiviolenza e stalking, gratuito, 24 ore su 24, anche in chat: ti orienta verso i centri antiviolenza più vicini. In emergenza, 112. Se vuoi prima solo parlare con qualcuno che conosce entrambe le parti, scrivimi: so riconoscere quando serve altro e ti accompagno lì.