Psicologia dell’adozione e dell’affido a Roma: quali difficoltà psicologiche incontrano genitori e bambini?
Un album da sfogliare, una pagina alla volta. In ogni pagina le domande che si fanno davvero i genitori adottivi e affidatari, con risposte brevi e concrete. La lettura si salva sul tuo dispositivo.
Le sfide specifiche dell’affidamento (temporaneo o a lungo termine)
Sei qui perché accogli, o stai per accogliere, un bambino che ha già una famiglia, e ti chiedi come si fa a voler bene a tempo.
Cos'è l'affidamento familiare e quanto dura?
È l'accoglienza temporanea di un minore la cui famiglia attraversa un periodo di difficoltà. Lo regola la legge 184 del 1983: il bambino va presso un'altra famiglia o una persona singola, mentre i servizi lavorano con la famiglia d'origine. La legge indica un massimo di 24 mesi, prorogabili dal Tribunale per i minorenni. Può essere .
Qual è la difficoltà più grande per una famiglia affidataria?
Affezionarsi sapendo che il bambino potrebbe tornare a casa. Si mette in campo tutto (orari, scuola, abbracci, notti in bianco) con l'idea che un giorno potrebbe finire. Molti affidatari raccontano la fatica di non sapere quanto durerà, e il dolore del distacco quando arriva. Sono reazioni normali: parlarne prima, e non solo dopo, aiuta a reggerle.
E per il bambino, cosa vuol dire vivere in affido?
Vuol dire stare tra due case, e spesso sentirsi in debito con entrambe. Molti bambini temono che stare bene con gli affidatari sia un tradimento verso la propria madre o il proprio padre. Possono comparire regressioni, rabbia dopo gli incontri con la famiglia d'origine, prove continue («mi terrete anche se faccio così?»). Il messaggio che aiuta: qui puoi voler bene a tutti.
Cosa succede quando l'affido dura molti anni?
Il bambino cresce in una famiglia che diventa la sua, anche senza un'adozione. La legge 173 del 2015 ha introdotto il diritto alla : se il bambino diventa adottabile, il tribunale tiene conto del legame con gli affidatari; se torna a casa o va in un'altra famiglia, le relazioni positive costruite vanno protette.
Le difficoltà più frequenti nelle adozioni (nazionali e internazionali)
Sei qui perché l'attesa è finita, o sta per finire, e la vita insieme è più complicata di come la immaginavi.
Come funziona l'adozione in Italia, nazionale e internazionale?
In entrambi i casi si parte da una dichiarazione di disponibilità al Tribunale per i minorenni, seguita da un'indagine dei servizi. Nell'adozione internazionale serve poi un decreto di idoneità e l'incarico a un ente autorizzato; l'ingresso del bambino lo autorizza la Commissione Adozioni Internazionali. Qui sotto le tappe, in sintesi.
Le tappe principali, in breve. Per i dettagli aggiornati fanno fede il Tribunale per i minorenni e la Commissione Adozioni Internazionali.
Dichiarazione di disponibilità al Tribunale per i minorenni (anche a più tribunali, dandone comunicazione).
Indagine psicosociale dei servizi del territorio, con colloqui e visite.
Abbinamento: il tribunale individua la coppia per un bambino dichiarato adottabile.
Affidamento preadottivo, seguito dai servizi, e poi la sentenza di adozione.
Dichiarazione di disponibilità al Tribunale per i minorenni del proprio distretto.
Indagine psicosociale e decreto di idoneità del tribunale.
Incarico a un ente autorizzato, obbligatorio, che accompagna la coppia nel paese d'origine del bambino.
Incontro e ingresso in Italia, autorizzato dalla Commissione Adozioni Internazionali; poi il periodo di post-adozione con i servizi e l'ente.
Quali sono le difficoltà più frequenti dopo l'arrivo?
Sonno, cibo, rabbia e fiducia. Molti bambini arrivano con una storia di separazioni, istituti o cure discontinue. Possono mangiare troppo o rifiutare il cibo, svegliarsi spesso, esplodere per piccole frustrazioni, oppure sembrare bravissimi e distanti. Sono strategie che prima servivano a cavarsela. Con il tempo e una presenza prevedibile, di solito si allentano.
I bambini adottati hanno più problemi psicologici degli altri?
La maggior parte sta bene. Le grandi rassegne trovano differenze piccole nei problemi di comportamento rispetto ai coetanei, e un ricorso più frequente ai servizi di salute mentale, anche perché i genitori adottivi chiedono aiuto più facilmente. Pesano di più l'età all'arrivo e le esperienze di prima che il fatto di essere adottati.
Spesso una fatica che non si sentono autorizzati a dire. Dopo anni di attesa ci si aspetta di essere felici, e invece arrivano stanchezza, senso di inadeguatezza, a volte la sensazione di non sentire ancora il bambino come proprio. Capita anche nelle famiglie più preparate. Dirlo in un colloquio, senza timore di essere giudicati, è il modo più rapido per non restarci incastrati.
Il senso di appartenenza e di identità nei bambini adottati o in affidamento
Sei qui perché ti chiedi come far sentire tua figlia o tuo figlio a casa senza cancellare da dove viene.
Cosa vuol dire sentirsi «di questa famiglia»?
Vuol dire sapere che il posto non si perde, anche quando si sbaglia. L'appartenenza si costruisce con cose piccole e ripetute: rituali, soprannomi, foto appese, il proprio posto a tavola, i racconti di famiglia in cui si è dentro. Molti bambini la mettono alla prova a lungo, con comportamenti difficili: è il loro modo di chiedere se resterete.
Perché l'identità diventa un tema così forte in adolescenza?
Perché a quell'età tutti si chiedono «chi sono», e chi è stato adottato ha qualche pezzo in più da mettere insieme. Somiglianze che mancano, un nome di nascita, un paese, una lingua dimenticata. Alcuni ragazzi vogliono sapere tutto, altri niente, e possono cambiare idea più volte. Ai genitori serve reggere queste oscillazioni senza leggerle come un rifiuto.
E se mia figlia o mio figlio ha tratti somatici diversi dai nostri?
Le domande degli altri arriveranno: al parco, a scuola, dal medico. Aiuta prepararsi insieme a qualche risposta («sono stata adottata, è una cosa mia»), e ricordare che il bambino può decidere quanto raccontare. Nelle adozioni internazionali conta anche avere occasioni per sentirsi fieri del paese d'origine, e uno spazio dove parlare se arrivano commenti razzisti.
Cos'è il libro della vita, o la scatola della storia?
È un raccoglitore della storia del bambino, da costruire insieme e da riaprire negli anni. Nel mondo anglosassone si chiama . Contiene foto, nomi, luoghi, oggetti, e un racconto con parole adatte all'età. Serve a non lasciare buchi: i buchi, i bambini li riempiono con la fantasia, spesso peggiore della realtà.
Cosa mettere nella scatola della storia? Tocca un oggetto per metterlo dentro e leggere a cosa serve. Nulla viene inviato.
Come affrontare le domande difficili dei bambini sulla loro storia
Sei qui perché tua figlia o tuo figlio ha fatto una domanda a cui non sapevi rispondere, o perché temi il giorno in cui la farà.
Quando bisogna dire a un bambino che è stato adottato?
La legge 184 prevede che il minore adottato sia informato della sua condizione, e lascia ai genitori il modo e il momento. La ricerca e l'esperienza clinica vanno nella stessa direzione: la parola «adozione» dovrebbe essere familiare fin dall'inizio, in un racconto che cresce con il bambino. Scoprirlo tardi, o da altri, ferisce molto di più.
Cambiano con lo sviluppo. Un bambino piccolo ripete la sua storia senza capirla; verso i sette anni comincia a intuire che essere adottati vuol dire anche essere stati lasciati, e arrivano tristezza e rabbia; in adolescenza le domande riguardano l'identità e, a volte, la ricerca. Sposta il cursore per vedere cosa aspettarti.
Sposta il cursore sull'età di tua figlia o di tuo figlio: cosa capisce della sua storia, che domande fa, come puoi rispondere. Nulla viene inviato.
Il silenzio non vuol dire che il tema non c'è. Spesso il bambino protegge i genitori, o pensa che l'argomento li rattristi. Aiuta aprire porte piccole, senza pretendere risposte: guardare insieme le foto dell'arrivo, nominare il paese d'origine quando capita, festeggiare il giorno dell'incontro se ha senso per voi.
Il ruolo della famiglia d’origine e i legami precedenti
Sei qui perché i genitori di nascita, i fratelli o la famiglia affidataria di prima sono presenti nei pensieri di casa, anche quando non se ne parla.
Come parlare della famiglia d'origine senza farne un nemico?
Con parole rispettose: «famiglia d'origine», «la mamma che ti ha messo al mondo», mai «i tuoi veri genitori». I bambini sentono come parlate di chi li ha generati, e ne deducono qualcosa su di sé. Chi lavora con approccio sistemico parla di verso la famiglia d'origine: se denigrata, il bambino potrebbe sentirsi costretto a scegliere.
Nell'affido, come si gestiscono gli incontri con la famiglia d'origine?
Sono decisi dai servizi o dal tribunale, e quasi sempre sono emotivamente faticosi. Prima e dopo un incontro molti bambini sono agitati, regrediscono, piangono o si arrabbiano proprio con gli affidatari. Non vuol dire che l'incontro faccia male in sé. Aiuta tenere rituali prevedibili per il prima e il dopo, e raccontare agli operatori cosa notate, senza giudizi.
Quali legami di prima conviene mantenere?
Quelli che per il bambino contano, compatibilmente con la sua sicurezza e con le decisioni del tribunale. Fratelli e sorelle, una famiglia affidataria, un'educatrice della comunità, la lingua e i sapori del paese d'origine. Tocca un filo qui sotto per vedere come si può tenere.
Tocca un filo: chi c'era prima, e cosa può restare.
Ogni filo è un legame che c'era prima di voi. Toccane uno.
Da grande potrà cercare i genitori di nascita?
In Italia la persona adottata può chiedere al Tribunale per i minorenni di accedere alle informazioni sulle proprie origini dai 25 anni, o dalla maggiore età per gravi motivi di salute. Se la madre aveva chiesto l'anonimato, dopo una sentenza della Corte costituzionale del 2013 si può chiedere al giudice di verificare se vuole mantenerlo. Per i genitori adottivi è una delle paure più grandi: parlarne prima aiuta.
Quando genitori e bambini hanno bisogno di un supporto psicologico specifico
Sei qui perché qualcosa in casa non torna, e ti chiedi se sia normale assestamento o il momento di chiedere aiuto.
Quali segnali dicono che è il momento di chiedere un sostegno?
Quando le difficoltà durano, peggiorano o vi tolgono la possibilità di godervi i momenti buoni. Rabbia che non si calma, sonno disturbato per mesi, un bambino che va con chiunque o che rifiuta ogni contatto, scuola che crolla, genitori che litigano su tutto. Prova a guardare la tua settimana con la lista qui sotto.
Cosa riconosci, nelle ultime settimane? Tocca le voci. Nulla viene inviato.
Che tipo di aiuto posso darvi io?
Un sostegno ai genitori, alla coppia e alla famiglia, in studio a Roma o online. Possiamo lavorare su come rispondere alle domande difficili, su come leggere i comportamenti che spaventano, sulle tensioni tra voi, sulla fine di un affido o su un passaggio come l'adolescenza. Con un approccio sistemico-relazionale guardo a tutta la famiglia, compresi i legami di prima.
Esistono servizi pubblici per il post-adozione e l'affido a Roma?
Sì: i servizi sociali del Municipio e i servizi delle ASL seguono affido e adozione, e gli enti autorizzati accompagnano le famiglie nel post-adozione internazionale. Sono il primo riferimento per le questioni legali e per i progetti sul bambino. Un sostegno privato può affiancarli, soprattutto per lo spazio di coppia e per i genitori; se lo volete, lavoro volentieri in rete con loro.
Con un colloquio iniziale con gli insegnanti, decidendo insieme cosa raccontare. Il Ministero dell'Istruzione ha pubblicato nel 2014 delle Linee di indirizzo per il diritto allo studio degli alunni adottati: parlano di tempi di inserimento, scelta della classe e attenzione ai compiti sulla storia personale, come l'albero genealogico o le foto da piccoli.
Le informazioni sui costi te le do al primo contatto, prima di fissare qualsiasi appuntamento. I colloqui sono detraibili solo se pagati con metodi tracciabili elettronicamente (carta, bancomat, bonifico). Con i genitori si lavora bene anche online; quando partecipano i bambini, la presenza in studio resta preferibile. Per i minori serve il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale.
Conclusione: quando chiedere un sostegno psicologico per adozione e affido a Roma
Sei qui perché hai sfogliato l'album e vuoi capire se scrivermi. Sei domande per fare il punto: non è un test diagnostico, e nulla viene inviato.
Rispondi d'istinto: la vostra famiglia ha bisogno di un sostegno?
Sei domande, un'indicazione onesta. Alla fine ti dico da dove conviene partire e ti porto al modulo di contatto, con il motivo già scelto. Le risposte restano sul tuo schermo.
Burnout genitoriale, senso di colpa, carico mentale: come riconoscere i segnali, cosa può fare uno psicologo per i genitori, quando coinvolgere la famiglia e i primi passi possibili già da oggi.
Cosa vivono i figli quando i genitori si separano, come dirglielo, come gestire i litigi con l'ex senza metterli in mezzo, affidamento e tempi di visita dal lato psicologico, e quando chiedere aiuto.
Cosa cambia in casa dopo una diagnosi, i fratelli, la coppia, la scuola, l'esaurimento di chi si prende cura, e come si lavora con una famiglia a Roma.
Se in qualche pagina hai riconosciuto la tua famiglia, il passo successivo è un messaggio. Lavoro con genitori, coppie e famiglie a Roma e online, con un approccio sistemico-relazionale che guarda ai legami di tutti: quelli di adesso e quelli di prima. Al primo colloquio capiamo insieme da dove partire.
Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce una valutazione professionale né una consulenza legale: per le procedure fanno fede il Tribunale per i minorenni, i servizi sociali e la Commissione Adozioni Internazionali. In caso di emergenza chiama il 112.