Psicologia per genitori a Roma: sono un genitore esausto e non ce la faccio più, come posso chiedere aiuto senza sentirmi in colpa?

Una giornata intera, dalla sveglia delle 6:30 alla finestra delle 23:40. A ogni ora le domande che ti fai quando non ce la fai più, con risposte brevi e qualche strumento da provare. La lettura si salva sul tuo dispositivo.

  • 8 ore
  • 26 domande
  • ≈14 minuti di lettura

Scritta da Elena Del Grosso, psicologa a Roma · aggiornata il 23 ottobre 2026

Genitore esausto Indice≈ 14 min

0.6:30, la sveglia

Perché tanti genitori arrivano al punto di esaurimento

Sei qui perché sei stanca o stanco da mesi, e il riposo del fine settimana non basta più.

Cos'è il burnout genitoriale?

È un esaurimento legato proprio al ruolo di genitore. Le psicologhe belghe Moïra Mikolajczak e Isabelle Roskam lo hanno studiato a lungo e ne descrivono quattro aspetti: sfinimento, distanza emotiva dai figli, sensazione di non poterne più, contrasto con il genitore che eri. Il può toccare chiunque, anche chi ha desiderato tanto i propri figli.

Perché alcuni genitori si esauriscono e altri no?

Dipende dal bilancio tra quello che la vita ti chiede e le risorse che hai. Mikolajczak e Roskam parlano di equilibrio tra rischi e risorse: quando per mesi le richieste superano le risorse, l'esaurimento arriva. Richieste sono il sonno che manca, il lavoro, un figlio con bisogni particolari. Risorse sono un partner presente, una rete di aiuto, un po' di tempo per te. Prova a fare il tuo bilancio.

Pensa all'ultima settimana. Tocca quello che ti ha tolto energie e quello che te ne ha date. È un modo per vedere il bilancio, senza valore diagnostico. Nulla viene inviato.

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Tocca le voci: la batteria si svuota e si riempie mentre scegli.

Il burnout dei genitori dipende anche dall'epoca in cui viviamo?

In parte sì: è più frequente nei paesi con una cultura più individualista. Uno studio su oltre 17.000 genitori in 42 paesi ha trovato che i valori culturali spiegano le differenze più del numero di figli o delle ore di lavoro. L'idea che un genitore debba farcela da sé, e sempre al meglio, pesa davvero.

La giornata comincia prima della sveglia, con la lista delle cose da fare che parte appena apri gli occhi.

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I.8:00, la lavatrice

I segnali che stai andando oltre i tuoi limiti

Sei qui perché ti chiedi se la tua è la stanchezza normale di chi ha figli o qualcosa di più.

Come capisco se è stanchezza normale o burnout genitoriale?

La stanchezza passa con il riposo; il burnout resta. Dopo una vacanza o un weekend con i nonni ti senti ancora svuotata o svuotato, e già la domenica sera pensi al lunedì con un peso sullo stomaco. Un altro indizio: la fatica riguarda soprattutto i figli e la vita di casa, e va avanti da mesi.

Nelle ultime settimane, quali di questi ti somigliano? Tocca le voci. Nulla viene inviato.

Cosa vuol dire sentirsi distanti dai propri figli?

Vuol dire fare il necessario, vestirli, nutrirli, accompagnarli, senza riuscire più a stare davvero con loro. Molti genitori lo descrivono come un pilota automatico. La mente lo usa per proteggersi quando le energie finiscono, e di solito porta con sé tanta vergogna. Proprio per questo conviene dirlo ad alta voce.

Il burnout genitoriale è la stessa cosa della depressione?

Si somigliano, e i ricercatori li tengono distinti. Il burnout genitoriale riguarda soprattutto il ruolo di genitore: al lavoro o con gli amici puoi stare ancora abbastanza bene. Nella depressione la tristezza e la perdita di interesse toccano tutta la vita. A volte le due cose si sommano, ed è uno dei motivi per farsi valutare da una professionista.

E se arrivano pensieri di farmi del male, o di fare del male a mio figlio?

Se senti che potresti agire, chiama subito il 112. Nell'esaurimento profondo questi pensieri arrivano più spesso di quanto si racconti: la ricerca ha visto che il burnout genitoriale si accompagna al desiderio di fuggire e, a volte, a trascuratezza o gesti violenti. Parlarne presto protegge te e i tuoi figli: con il tuo medico, con il Centro di Salute Mentale della ASL, o con me.

Il segnale più frequente è anche il meno visibile: fai tutto, e intanto senti di esserci sempre meno.

Ti sei riconosciuta o riconosciuto?Scrivimi

II.13:00, la lista sul frigo

Il senso di colpa del genitore: da dove nasce e perché è così forte

Sei qui perché ti senti in colpa quando sei stanca o stanco, e anche quando provi a riposarti.

Perché mi sento sempre in colpa come genitore?

Perché il metro con cui ti misuri è spesso irraggiungibile. Social, consigli dei parenti, libri sull'educazione: ogni fonte aggiunge una regola, e insieme disegnano un genitore che nessuno riesce a essere. La colpa nasce dalla distanza tra quel modello e la tua giornata vera, fatta di cene veloci e cartoni accesi per finire una mail.

Il senso di colpa può venire dalla mia famiglia d'origine?

Spesso sì. Il modo in cui sei stata o stato cresciuto lascia un'impronta: c'è chi vuole fare l'opposto dei propri genitori e si controlla di continuo, chi sente di dover restituire tutto quello che ha ricevuto. Con l' guardiamo anche queste regole che le generazioni si passano senza dirle.

Cos'è il carico mentale e perché stanca così tanto?

È il lavoro invisibile di ricordare, prevedere e organizzare. Sapere che il latte sta finendo, che venerdì c'è la recita, che la visita dal pediatra va spostata. Il non si vede, quindi spesso non viene diviso, e chi lo porta si sente stanco senza poter indicare cosa ha fatto. Prova con la lista qui sotto.

La lista sul frigo. Tocca ogni voce per decidere chi la fa: tu, un'altra persona, oppure può aspettare. Nulla viene inviato.

Per ora tutte e nove sono tue.

Un po' di senso di colpa aiuta a essere genitori migliori?

Un po' aiuta a riparare; troppo toglie energie. Quando dopo una sgridata esagerata torni da tuo figlio e gli chiedi scusa, la colpa ha fatto il suo lavoro. Quando ti accompagna tutto il giorno, consuma le forze che ti servirebbero per stare con lui. Il pediatra e psicoanalista Donald Winnicott parlava di madre «sufficientemente buona»: un genitore che sbaglia e ripara.

Sul frigo c'è la lista di quello che manca. La lista di quello che hai fatto non la scrive nessuno.

Hai una domanda che qui non c'è?Scrivimi

III.15:30, il telefono

Chiedere aiuto non significa essere un genitore “sbagliato”

Sei qui perché vorresti chiedere aiuto, e una voce ti ripete che dovresti farcela da sola o da solo.

Se chiedo aiuto perché sono stanco, vuol dire che sono un cattivo genitore?

Vuol dire che ti sei accorta o accorto che le risorse sono finite, e che ci tieni. I genitori che non si fanno domande raramente cercano una psicologa. Chiedere aiuto per te è anche un modo di proteggere i figli: un genitore che recupera energie ha più pazienza e più voglia di giocare, e i bambini lo sentono subito.

Mi vergogno a dire che non ce la faccio: è normale?

È molto comune, e di solito si allenta nei primi minuti del colloquio. In studio arrivano genitori di ogni tipo, con frasi molto simili alle tue: «non lo riconosco più», «urlo sempre», «a volte vorrei sparire». Nessuna di queste frasi mi scandalizza. È da lì che si comincia a lavorare.

Se racconto alla psicologa che a volte perdo il controllo, cosa succede?

Ne parliamo, e cerchiamo insieme cosa succede prima che tu perda il controllo. Quello che racconti è coperto dal segreto professionale. Le eccezioni previste dalla legge e dal codice deontologico riguardano situazioni di pericolo grave per una persona, soprattutto per un minore: te le spiego al primo colloquio, prima di tutto il resto, così sai dove sei.

Il messaggio è in bozza da settimane. Mandarlo è la parte più difficile, e dura un secondo.

Vuoi capire se fa per te?Scrivimi

IV.17:00, due tazze

Cosa può fare concretamente uno psicologo per i genitori

Sei qui perché vuoi sapere cosa succede, in pratica, quando un genitore va da una psicologa.

Cosa succede al primo colloquio con una psicologa per genitori?

Mi racconti com'è una tua giornata tipo, e cosa ti ha spinto a scrivere proprio adesso. Facciamo il punto su sonno, aiuti, lavoro, coppia e figli. Alla fine ti dico cosa ho capito e cosa propongo: alcuni colloqui solo per te, un lavoro con la coppia o con tutta la famiglia. Lo decidiamo insieme.

Cosa si fa, in pratica, nelle sedute?

Si lavora sulla tua stanchezza, sul modo in cui la famiglia si organizza e sulle idee che ti fanno sentire sempre in difetto. Per esempio: capire quali momenti della giornata ti svuotano e perché, cosa si può dividere o lasciar cadere, come rispondere a un figlio quando sei al limite, come chiedere al partner senza che diventi un litigio.

La psicologa mi dirà come educare i miei figli?

Ti aiuterò a trovare il modo che funziona per la tua famiglia. Le regole valide per tutti servono poco a chi ha già letto tutto e si sente comunque in colpa. Partiamo da quello che fai già bene e da scene concrete, la sera dei compiti o il capriccio al supermercato, e cerchiamo risposte che tu possa sostenere anche quando sei stanca o stanco.

Quanto dura il sostegno psicologico per un genitore?

Non c'è un tempo prestabilito: dipende dagli obiettivi. A volte bastano alcuni colloqui per rimettere in ordine le priorità e riattivare gli aiuti; a volte la stanchezza tocca storie più lunghe e serve più tempo. Ne parliamo all'inizio e lo rivediamo strada facendo.

Un'ora alla settimana in cui qualcuno chiede a te come stai, e aspetta davvero la risposta.

Preferisci raccontarmelo a voce?Scrivimi

V.19:30, la tavola

Supporto individuale vs supporto al sistema familiare

Sei qui perché ti chiedi se andare da sola o da solo, o portare anche il partner e i figli.

Quando ha senso andare dallo psicologo da sola o da solo?

Quando la stanchezza ti riguarda prima di tutto in prima persona, quando gli altri non vogliono o non possono venire, o quando ci sono pensieri che vuoi dire senza filtri. Lavorare su di te cambia comunque la famiglia: se un genitore cambia il modo di rispondere, anche gli altri si muovono.

Perché coinvolgere il partner o tutta la famiglia?

Perché l'esaurimento di un genitore spesso racconta come è organizzata la casa. Se uno porta tutto il carico e l'altro non se ne accorge, il nodo sta nella divisione più che nella persona. Nel lavoro sistemico-relazionale si guarda a queste regole implicite con la coppia o con tutta la famiglia, figli compresi quando serve.

Tre modi di lavorare sulla stanchezza di un genitore. Scegli cosa ti interessa confrontare.

Da sola o da solo

Quando hai bisogno di dire tutto senza filtri, o gli altri non possono venire.

In coppia

Quando il carico è diviso male o ogni discussione sui figli diventa un litigio.

Tutta la famiglia

Quando la tensione si sente a tavola e coinvolge anche i figli.

A cena si vede tutta la famiglia: chi si alza a prendere l'acqua, e chi aspetta che arrivi.

Vuoi fissare un primo colloquio?Scrivimi

VI.21:00, il timer

Piccoli primi passi che puoi fare già da oggi

Sei qui perché il tempo è poco e vuoi qualcosa che si possa fare già stasera.

Cosa posso fare oggi, se ho solo pochi minuti?

Scegli un solo gesto piccolo e fallo davvero. Un passo concreto oggi vale più di un buon proposito per lunedì. Dimmi quanto tempo hai e se i figli sono intorno: ti propongo qualcosa di realistico.

Quanto tempo hai oggi, e con chi? Ti propongo un passo piccolo e concreto. Nulla viene inviato.

Come chiedo aiuto al partner senza litigare?

Chiedi una cosa precisa, con un giorno e un orario. «Mi aiuti di più» apre una discussione; «giovedì metti tu a letto i bambini, così io esco a camminare» apre un calendario. Scegli un momento tranquillo: le dieci di sera, dopo l'ennesimo capriccio, sono il momento peggiore.

Come faccio a riposarmi senza sentirmi in colpa?

Considera il riposo una parte del lavoro di genitore. Un genitore che dorme e ha un'ora sua ha più pazienza la sera dopo, e i figli se ne accorgono. Comincia con tempi brevi e fissi, scritti in calendario come la visita dal pediatra. All'inizio la colpa resta; con la ripetizione si abbassa.

Cinque minuti sono pochi per cambiare una vita. Bastano per bere un caffè da seduti, senza fare altro.

Vuoi un parere sulla tua situazione?Scrivimi

VII.23:40, la finestra

Conclusione: come iniziare un sostegno psicologico per genitori a Roma

Sei qui perché hai quasi deciso. Il test qui sotto serve a fare il punto prima di scrivere, senza valore diagnostico. Nulla viene inviato.

Quanto costa un colloquio?

Le informazioni sui costi te le do al primo contatto, prima di fissare qualsiasi appuntamento. Le prestazioni psicologiche sono spese sanitarie detraibili, solo se pagate con metodi tracciabili elettronicamente (carta, bancomat, bonifico).

Rispondi d'istinto: a che punto è la tua batteria?

Sei domande, una lettura onesta. Alla fine ti dico cosa suggeriscono le tue risposte e ti porto al modulo di contatto, con il motivo già inserito.

1. Dopo un weekend tranquillo ti senti ancora svuotata o svuotato?
2. Con i figli ti capita di andare in automatico, senza esserci davvero?
3. Hai qualcuno a cui lasciare i figli per qualche ora?
4. Ti senti in colpa come genitore quasi ogni giorno?
5. Il lavoro di casa e dei figli è diviso in un modo che ti sembra giusto?
6. Ti capita di pensare di andare via, o di non farcela più?

La casa dorme. Se a quest'ora stai ancora leggendo, forse è il momento giusto per scrivere.

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Elena Del Grosso

Due righe bastano, anche scritte a mezzanotte.

Raccontami com'è una tua giornata e cosa ti pesa di più. Ricevo in studio a Roma, in Via Togliatti 1663, e online: per molti genitori una videochiamata dopo la nanna è l'unica ora libera della settimana. Puoi venire da sola o da solo, oppure con il partner.

Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce una valutazione professionale. Se hai pensieri di farti del male o di fare del male a qualcuno, chiama subito il 112.