Psicologia infantile a Roma: quando è il caso di portare mio figlio dallo psicologo?

Sette segni, come le tacche delle altezze sullo stipite. In ognuno le domande che ti fai da genitore, risposte brevi e qualche strumento per orientarti. La lettura si salva sul tuo dispositivo.

  • 7 segni
  • 26 domande
  • ≈14 minuti di lettura

Scritta da Elena Del Grosso, psicologa a Roma · aggiornata il 22 ottobre 2026

Quando portare un figlio dallo psicologo Indice≈ 14 min

0.Le scarpe

Quando i segnali non sono solo “una fase”

Sei qui perché qualcuno ti ha detto «è l'età, passerà», e tu non ne sei più così sicura o sicuro.

Come faccio a capire se è solo una fase o un problema?

Guardando tre cose insieme: da quanto dura, quanto è intenso e in quanti posti si vede. Un capriccio forte di due settimane, solo a casa, è diverso da una tristezza che va avanti da mesi e si porta a scuola, con gli amici, a tavola. Nessuna delle tre basta da sola: conta la combinazione.

Pensa a quello che stai notando in tuo figlio e sposta i cursori. È un orientamento: nessuna diagnosi, e nulla viene inviato.

Dove si vede

Se tuo figlio parla di farsi del male, si ferisce o smette di mangiare, i cursori non servono: senti subito il pediatra o un professionista. In pericolo, 112.

Quanto deve durare un comportamento prima di preoccuparsi?

Qualche settimana di fila è già un dato da tenere in conto. Un numero valido per tutti non c'è: i manuali diagnostici usano durate diverse a seconda del disturbo, da due settimane a sei mesi. A casa conta anche la direzione: se le cose migliorano da sole si può aspettare; se restano uguali o peggiorano, è il momento di chiedere un parere.

Mio figlio è cambiato all'improvviso: devo preoccuparmi?

Un cambiamento brusco merita attenzione, più di un carattere difficile. Il bambino solare che smette di giocare, la ragazza che lascia la pallavolo e non esce più: quando qualcosa cambia di colpo, di solito c'è un motivo. A volte è un evento che conoscete, come un trasloco, un lutto, una separazione; a volte no. In entrambi i casi vale la pena parlarne.

Se nostro figlio sta male è colpa nostra?

Cercare la colpa di solito aiuta poco a capire. Il malessere di un figlio nasce quasi sempre da più cose insieme: il suo temperamento, la scuola, gli amici, i cambiamenti in famiglia, a volte il corpo. Chiedere aiuto serve anche a spostare la domanda da «dove abbiamo sbagliato» a «cosa possiamo fare adesso».

Le scarpe diventano strette in silenzio. Un giorno ti accorgi che cammina male, e capisci che è da un po'.

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I.Le tre età

I segnali più frequenti per età (bambini / preadolescenti / adolescenti)

Sei qui perché tuo figlio ha un'età precisa, e vuoi sapere cosa è normale proprio adesso.

Quali segnali guardare in base all'età di mio figlio?

Lo stesso disagio cambia forma con l'età. I bambini lo esprimono con il corpo e con il comportamento, i preadolescenti con la scuola e gli amici, gli adolescenti spesso con il ritiro o con il rischio. Sposta il cursore sull'età di tuo figlio: trovi cosa è tipico di quella fase e cosa merita uno sguardo in più.

Sposta il cursore sull'età di tuo figlio. Nulla viene inviato.

Spesso fa parte dell'età

  • paura del buio, dei mostri, di separarsi all'inizio della scuola
  • capricci e scoppi di pianto
  • un passo indietro dopo un cambiamento: il ciuccio, la pipì a letto per un periodo
  • domande continue, gioco di finzione

Merita uno sguardo in più

  • mal di pancia o di testa nei giorni di scuola, che spariscono la domenica
  • incubi frequenti e paura di dormire che non passano
  • un gioco sempre uguale, su un tema triste o violento
  • aggressività con i compagni che continua per settimane
  • passi indietro che durano mesi
  • fatica a leggere e scrivere che non migliora

Il mal di pancia prima di andare a scuola può essere ansia?

Sì, nei bambini l'ansia passa spesso dal corpo. Mal di pancia o di testa che compaiono la mattina dei giorni di scuola e spariscono la domenica sono un segnale classico. Prima si sente sempre il pediatra, per escludere cause fisiche; se è tutto a posto, vale la pena chiedersi cosa sta succedendo in classe o in casa.

Mio figlio di 12 anni non mi racconta più niente: è normale?

Un po' di distanza è normale, il silenzio con tutti molto meno. In preadolescenza i figli si spostano verso gli amici e a casa raccontano meno: è una parte sana del crescere. Un comportamento che a quell'età merita di essere attenzionato è, invece, il ritiro sociale, il non coinvolgimento con persone della sua età, cambiamenti nel sonno, dell'appetito e nei voti.

Quando preoccuparsi per un adolescente sempre chiuso in camera?

Quando la camera diventa l'unico posto. Un adolescente ha bisogno di tempo da solo. Se però smette di uscire, lascia lo sport, salta la scuola, inverte il giorno con la notte e passa tutto il tempo davanti a uno schermo, quel ritiro va guardato. Secondo l'OMS, circa un ragazzo su sette tra i 10 e i 19 anni vive una condizione di salute mentale.

A cinque anni il malessere passa dalla pancia, a dodici dalla camera chiusa, a sedici dal telefono.

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II.L'altalena

Differenza tra difficoltà normali e situazioni che richiedono aiuto

Sei qui perché non vuoi allarmarti per niente, e nemmeno sottovalutare qualcosa.

Quali difficoltà sono normali mentre un bambino cresce?

Paure, capricci, passi indietro dopo un cambiamento, litigi, sbalzi d'umore in adolescenza: fanno parte dello sviluppo. Il bambino che dopo la nascita della sorellina rivuole il ciuccio, in termini tecnici una , l'adolescente che sbatte le porte. Di solito durano poco, si vedono in un posto solo e lasciano spazio anche a giornate buone.

Scegli un ambito e confronta: cosa rientra nella crescita, cosa merita un parere.

Fa parte della crescita

Qualche notte agitata, un incubo dopo un film, un periodo in cui vuole venire nel lettone.

Merita attenzione

Settimane in cui non riesce ad addormentarsi, paura della notte, giorno e notte invertiti.

Quali segnali richiedono di chiedere aiuto subito?

Parlare di morte o di farsi del male, ferirsi, smettere di mangiare, perdere peso in fretta, non riuscire più ad andare a scuola, una rabbia che fa male a qualcuno. In questi casi non si aspetta che passi: si sente subito il pediatra o un professionista. Se c'è un pericolo immediato si chiama il 112.

Cosa vuol dire che un problema «compromette il funzionamento» di un bambino?

Che gli impedisce di fare le cose della sua età. Andare a scuola e imparare, avere amici, dormire, mangiare, giocare, stare in famiglia senza che ogni giornata diventi una battaglia. Chi valuta guarda proprio il : più del singolo sintomo, quanto spazio si prende nella sua vita.

Chi si accorge per primo che un bambino ha bisogno di aiuto?

Spesso gli insegnanti, perché lo vedono per molte ore in mezzo ai coetanei. Se la scuola segnala qualcosa, vale la pena ascoltarla anche quando a casa va tutto bene: alcuni bambini tengono duro in famiglia e crollano in classe, o il contrario. Il pediatra resta il primo riferimento, per escludere cause fisiche e per l'invio ai servizi.

Un'altalena va avanti e indietro, è fatta per questo. Si guarda con più attenzione quando smette di tornare.

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III.L'aquilone

Cosa succede se si aspetta troppo

Sei qui perché da mesi ti dici «vediamo come va», e ti chiedi quanto si possa ancora aspettare.

E se poi era davvero solo una fase?

Allora un colloquio ve lo conferma, e tornate a casa più tranquilli. Chiedere un parere non apre per forza un percorso lungo: a volte bastano pochi incontri con i genitori per capire cosa sta succedendo e cosa fare a casa. Pochi incontri pesano meno di mesi passati a chiedersi se fosse il caso.

Perché tanti genitori aspettano prima di portare il figlio dallo psicologo?

Per paura di etichettarlo, per senso di colpa, perché qualcuno dice «alla sua età ero uguale». Sono timori comprensibili. Un colloquio con una psicologa resta coperto dal segreto professionale e serve a capire, per decidere con più informazioni.

Un nodo nel filo dell'aquilone si scioglie con due dita. Lasciato lì, a ogni strattone si stringe un po' di più.

Vuoi capire se fa per te?Scrivimi

IV.La panchina

Come proporre l’idea dello psicologo al figlio (senza forzature)

Sei qui perché temi la sua reazione: «non sono matto», «non ci vado», una porta sbattuta.

Come dico a mio figlio che andiamo dallo psicologo?

Con parole semplici e vere, adatte alla sua età. A un bambino: «È una persona che aiuta i bambini e le famiglie quando qualcosa pesa; si parla e si gioca». A un adolescente: «Ti vedo in difficoltà e vorrei che avessi qualcuno con cui parlare, oltre a me». Evita di presentarlo come una punizione o come una visita medica.

E se mi risponde «non sono matto» o «non ci vado»?

Ascolta l'obiezione prima di rispondere. Dietro un rifiuto ci sono spesso vergogna, paura di essere giudicato o di diventare «il problema» della famiglia. Qui sotto trovi le frasi che i genitori sentono più spesso e qualche modo per rispondere, da adattare con parole tue.

Tocca la frase che ti aspetti di sentire. Sono esempi da adattare con parole tue; nulla viene inviato.

Posso portare un adolescente dallo psicologo se non vuole?

Per iniziare serve il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale; per lavorare davvero serve anche il suo sì. Un ragazzo trascinato a forza difficilmente parla. Spesso funziona meglio proporgli un solo incontro di prova, oppure cominciare voi genitori: quando vede che nessuno lo mette sotto accusa, a volte è lui a chiedere di venire.

Mio figlio saprà cosa ho raccontato alla psicologa?

Conviene che sappia che vi siete parlati, e perché. I contenuti si possono riassumere con parole adatte alla sua età. Con i ragazzi più grandi si concorda all'inizio cosa resta tra loro e la psicologa e cosa si condivide con i genitori, con un limite chiaro: se c'è un pericolo, i genitori vengono informati.

Le conversazioni difficili con i figli riescono meglio di fianco: in macchina, su una panchina, mentre si cammina.

Preferisci raccontarmelo a voce?Scrivimi

V.La bicicletta

Il ruolo dei genitori nel percorso

Sei qui perché ti chiedi se accompagnerai tuo figlio e aspetterai fuori, o se toccherà anche a te.

Cosa succede in una valutazione psicodiagnostica per bambini e ragazzi?

È un insieme di colloqui, osservazioni e test per capire come sta tuo figlio: emozioni, relazioni, modo di affrontare le difficoltà. Si chiude con una ai genitori e, con parole adatte all'età, a lui o a lei. Diagnosi mediche e certificazioni per la scuola spettano ai servizi dell'ASL e alle équipe autorizzate.

Si tiene il sellino, si corre accanto, poi si lascia andare un po' alla volta. Le rotelle si tolgono quando è pronto.

Vuoi fissare un primo colloquio?Scrivimi

VI.Il disegno

Conclusione: il primo colloquio con una psicologa infantile a Roma, costi e durata

Sei qui perché hai deciso di chiedere un parere, o ci stai pensando. Il test finale è un orientamento e nulla viene inviato.

Come funziona il primo contatto con una psicologa per mio figlio?

Mi scrivi due righe su tuo figlio: l'età, cosa ti preoccupa, da quanto tempo. Ti rispondo e fissiamo un primo colloquio con voi genitori, in studio a Roma, in Via Togliatti 1663, oppure online. I bambini, quando li incontro, preferisco vederli in studio: lì possono giocare, disegnare, muoversi.

A chi mi rivolgo a Roma per una diagnosi o una certificazione per la scuola?

Nel Lazio ai servizi delle ASL e alla neuropsichiatria infantile, di solito con la richiesta del pediatra. Lì si fanno le diagnosi mediche e le certificazioni scolastiche. Io posso affiancarvi prima, durante e dopo, e lavorare in rete con chi segue vostro figlio, se lo volete.

Quanto costa e quanto dura un percorso per un figlio?

Le informazioni sui costi te le do al primo contatto, prima di fissare qualsiasi appuntamento. Le prestazioni psicologiche sono detraibili solo se pagate con metodi tracciabili elettronicamente (carta, bancomat, bonifico). Per la durata non c'è un tempo prestabilito: dipende dagli obiettivi che fissiamo insieme.

È il momento di chiedere un parere per mio figlio? Sei domande

Sei domande d'istinto, un'indicazione onesta. Alla fine ti suggerisco da dove partire e ti porto al modulo di contatto. Se tuo figlio è in pericolo, però, il test non serve: chiama subito il pediatra o il 112.

1. Quello che noti in tuo figlio dura da più di un mese?
2. Si vede in più di un posto: a casa, a scuola, con gli amici?
3. La scuola, il pediatra o un altro adulto te ne hanno parlato?
4. Sono cambiati il sonno, l'appetito o la voglia di giocare e uscire?
5. A casa questo tema occupa ormai gran parte delle conversazioni, o dei litigi?
6. Avete già provato a cambiare qualcosa, senza grandi risultati?

Nei disegni dei bambini il sole ha quasi sempre una faccia. A volte è lì che raccontano come stanno.

Vuoi un parere sulla tua situazione?Scrivimi

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Elena Del Grosso

Se ti stai facendo la domanda, vale la pena parlarne.

Scrivimi l'età di tuo figlio e cosa ti preoccupa, anche in poche righe. Di solito comincio incontrando voi genitori, in studio a Roma, in Via Togliatti 1663, oppure online. Da lì decidiamo insieme se e come coinvolgere lui o lei.

Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce una valutazione professionale. Se tuo figlio è in pericolo chiama il 112. Bambini, ragazzi e genitori possono rivolgersi anche a Telefono Azzurro, 19696.