Psicologia interculturale a Roma: famiglie interculturali e seconde generazioni, quali difficoltà psicologiche sono più comuni?

Una guida a trame, dal primo filo al tessuto finito. In ogni trama le domande che ti faresti davvero, con risposte brevi, dati verificati e due strumenti per guardare da vicino la tua storia. La lettura si salva sul tuo dispositivo.

  • 7 trame
  • 27 domande
  • ≈14 minuti di lettura

Scritta da Elena Del Grosso, psicologa a Roma · aggiornata il 30 ottobre 2026

Famiglie interculturali e seconde generazioni Indice≈ 14 min

0.I due gomitoli

Cosa si intende per famiglie interculturali e seconde generazioni

Sei qui perché nella tua famiglia convivono due paesi, due lingue o due modi di fare, e vuoi dare un nome a quello che vivi.

Cosa vuol dire famiglia interculturale?

È una famiglia in cui convivono più culture: genitori arrivati da un altro paese, una coppia con origini diverse, figli adottati all'estero, nonni che parlano un'altra lingua. Le culture si incontrano dentro la stessa casa: a tavola, nelle regole, nelle feste, nel modo di litigare e di fare pace.

Chi sono le seconde generazioni?

Sono i figli di persone emigrate, nati nel paese di arrivo o arrivati da piccoli. In Italia si sente anche «G2» o «nuovi italiani». È un'etichetta che va stretta a molti: chi la porta spesso è cresciuto a Roma, ha studiato qui, parla con l'accento di qui, e si sente chiedere comunque «sì, ma di dove sei?».

Quanti sono gli studenti con cittadinanza non italiana nelle scuole italiane?

Nell'anno scolastico 2022/2023 erano 914.860, l'11,2% di tutti gli studenti; il 65,4% di loro è nato in Italia. Sono i dati del Ministero dell'Istruzione e del Merito, elaborati con la Fondazione ISMU. La maggior parte di questi ragazzi quindi è cresciuta qui, eppure per la legge è straniera.

Un figlio nato in Italia da genitori stranieri è cittadino italiano?

Alla nascita, di solito no. Con la legge 91 del 1992 la cittadinanza passa soprattutto per discendenza. Chi nasce in Italia da genitori stranieri e vi risiede legalmente senza interruzioni fino ai 18 anni può diventare cittadino con una dichiarazione entro un anno dalla maggiore età. Fino ad allora, nel paese in cui è nato, sui documenti è straniero.

Due gomitoli, un solo tessuto: quello di una famiglia che vive tra due lingue.

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I.Il nodo

I conflitti più frequenti tra genitori immigrati e figli nati in Italia

Sei qui perché a casa tornano sempre le stesse discussioni, e ognuno è convinto di avere ragione.

Perché litigo sempre con i miei genitori su uscite, amicizie e libertà?

Spesso perché genitori e figli si sono adattati all'Italia a velocità diverse. Chi cresce qui prende le abitudini dei compagni; chi è arrivato da adulto tiene come bussola le regole con cui è cresciuto. La ricerca lo chiama : la distanza in sé è normale, pesa quando non se ne parla più.

Come può leggere la stessa scena un genitore, e come un figlio?

Spesso con due paure diverse, che non si vedono a vicenda. Il genitore teme di perdere il figlio, o che i sacrifici della partenza siano stati inutili; il figlio teme di restare fuori dal gruppo dei coetanei. Tocca una scena qui sotto e guarda le due letture una accanto all'altra.

Tocca una scena. Sono esempi possibili: ogni famiglia ha le sue parole. Nulla viene inviato.

Come può leggerla il genitore

Scegli una scena qui sopra.

Come può leggerla il figlio o la figlia

Le due letture compariranno una accanto all'altra.

I miei genitori dicono che sto dimenticando le mie origini: cosa posso rispondere?

Che si può restare legati a una cultura anche cambiandone alcune parti. Dietro quella frase c'è spesso un lutto: chi è emigrato ha lasciato persone, luoghi e una lingua, e vede nei figli la possibilità di conservarli. Riconoscere quel lutto, senza doverlo portare al posto loro, apre una conversazione diversa.

Quando un conflitto culturale in famiglia diventa un problema serio?

Quando arrivano minacce, controllo continuo del telefono o dei soldi, punizioni fisiche, isolamento dagli amici o pressioni per un matrimonio non scelto. Qui la questione è la sicurezza, e la cultura non la giustifica. In Italia costringere qualcuno a sposarsi è reato dal 2019. Il 1522, numero antiviolenza gratuito, risponde giorno e notte; in emergenza chiama il 112.

Lo stesso «no» a una festa può essere paura per chi lo dice e un muro per chi lo riceve.

Ti sei riconosciuta o riconosciuto?Scrivimi

II.Il telaio

Identità, senso di appartenenza e “stare tra due mondi”

Sei qui perché in Italia ti chiedono da dove vieni, e nel paese dei tuoi genitori ti chiamano «l'italiano» o «l'italiana».

Perché mi sento straniero sia in Italia sia nel paese dei miei genitori?

È un'esperienza molto comune tra i figli di chi è emigrato. Qui ti fanno notare il nome o il colore della pelle, là l'accento o i modi. Il sociologo Abdelmalek Sayad ha parlato di «doppia assenza» per chi emigra; molti figli la ritrovano in forma propria. Sentirsi di troppo in due posti fa male, e ci si può lavorare.

Si può appartenere a due culture contemporaneamente?

Sì, ed è la strada che la ricerca associa più spesso al benessere. Lo psicologo John Berry ha descritto diversi modi di vivere l': tenere tutte e due le culture, lasciare quella d'origine, chiudersi in essa, sentirsi esclusi da entrambe. Tenerle insieme tende ad andare meglio, quando il contesto lo permette. Prova a vedere la tua trama.

Per ogni ambito scegli dove ti senti di più: qui, nella vita italiana; là, nel mondo della tua famiglia; oppure tutti e due. Sotto si tesse la tua trama. Nulla viene inviato.

A casa
A scuola o al lavoro
Con gli amici
La lingua delle emozioni
Le feste
Il cibo

Scegli almeno tre ambiti per vedere la tua trama.

Perché in una lingua mi arrabbio e nell'altra riesco a spiegarmi?

Molte persone bilingui sentono le emozioni in modo diverso nelle due lingue. Le parole d'affetto e le sgridate dell'infanzia arrivano più forti nella lingua di casa; l'italiano a volte permette di dire cose difficili con un po' di distanza. Nei colloqui, che si svolgono in italiano, una parola della tua lingua che non ha traduzione può entrare lo stesso.

Battute e domande come «da dove vieni?» possono pesare sull'identità?

Sì. Le ricerche sulla discriminazione percepita la collegano a più ansia, umore basso e stress, anche quando gli episodi sembrano piccoli: una battuta, un controllo in più, una domanda ripetuta. Uno per volta passano; sommati, dicono a una persona che il suo posto è in dubbio. Parlarne con qualcuno che li prende sul serio aiuta a smettere di minimizzarli.

L'ordito arriva da una parte, la trama dall'altra. Il tessuto che ne esce è tuo.

Hai una domanda che qui non c'è?Scrivimi

III.Il ricamo

Le difficoltà scolastiche, relazionali e di autonomia tipiche

Sei qui perché ti sei sentita o sentito più grande dei tuoi anni, o perché vedi tuo figlio fare fatica fuori casa.

Quali difficoltà scolastiche sono più comuni nei figli di immigrati?

I dati del Ministero mostrano più ritardi scolastici tra gli studenti con cittadinanza non italiana, soprattutto tra chi è nato all'estero. Pesano l'italiano dello studio, diverso da quello del cortile, genitori che faticano a seguire compiti e colloqui, e a volte aspettative più basse degli adulti al momento di scegliere le superiori.

Fare da interprete ai propri genitori è un peso?

Può esserlo: dipende da quanto e da cosa. Tradurre dal medico, in banca o ai colloqui con i professori dà competenze e orgoglio. Quando però un bambino porta notizie che non dovrebbe sentire, o decide al posto degli adulti, si parla di . Prova a contare le situazioni che ricordi.

Ti è capitato di fare da interprete per i tuoi genitori? Tocca le situazioni che ricordi. Nulla viene inviato.

Perché per me è così difficile andare a vivere da solo o da sola?

Perché in molte famiglie emigrate l'autonomia porta con sé un significato in più. Lasciare casa, scegliere un'università lontana o un lavoro poco sicuro può sembrare un abbandono, dopo tutto quello che i genitori hanno lasciato per i figli. Chi va si sente in colpa, chi resta a volte si sente bloccato. Le scelte si possono negoziare, con i tempi giusti.

Con gli amici a volte mi sento diverso: è normale?

Sì, capita anche a chi si sente pienamente italiano. La vacanza con il gruppo a cui non puoi andare, il pranzo che a scuola fa ridere, il cognome storpiato all'appello: piccoli scarti che si sommano. Alcuni ragazzi dividono la vita in due compartimenti, la casa e il fuori. Per un po' funziona; quando i due mondi si incontrano, può fare paura.

Tradurre per i genitori dal medico a dieci anni: un punto piccolo, ripetuto per anni, cambia il disegno.

Vuoi capire se fa per te?Scrivimi

IV.I fili tesi

Come questi temi si intrecciano con ansia, rabbia o senso di colpa

Sei qui perché senti qualcosa che il carattere da solo non spiega: un nodo allo stomaco, una rabbia che sale, un debito che non finisce mai.

Perché mi sento in colpa verso i miei genitori anche quando non ho fatto niente?

Spesso è il senso di debito verso chi ha fatto sacrifici per te. Molti figli di emigrati crescono sentendo di dover restituire: con i voti, con il lavoro, con le scelte giuste. Ogni passo verso la propria vita può sembrare un tradimento. Nei colloqui si impara a distinguere la gratitudine, che resta, dall'obbligo, che si può alleggerire.

Da dove viene la rabbia che sento verso la mia famiglia, o verso chi mi discrimina?

Spesso da un bisogno di riconoscimento che non trova parole. Rabbia verso genitori che non capiscono, verso un insegnante che ti ha sottovalutato, verso chi ti chiede i documenti due volte. È un segnale che merita ascolto. Diventa un problema quando esplode sulle persone vicine o si gira contro di te.

Come capisco se ansia, rabbia o colpa stanno prendendo troppo spazio?

Quando cambiano quello che fai, oltre a quello che senti. Eviti di tornare a casa, rimandi esami o decisioni, litighi per cose piccole, dormi male da settimane. Scegli qui sotto l'emozione che senti di più e guarda alcuni segnali concreti.

Scegli l'emozione che senti di più. Sono esempi: nessuno li ha tutti.

  • Ti prepari i discorsi prima di ogni conversazione importante a casa.
  • Controlli il telefono di continuo aspettando un messaggio dei tuoi.
  • Il corpo avvisa: stomaco chiuso, sonno leggero, spalle tese la sera prima di tornare.

Un filo tirato da due parti tiene a lungo. Prima di spezzarsi si sfilaccia, e lì si vede.

Preferisci raccontarmelo a voce?Scrivimi

V.Le mani

Quando e come può aiutare un percorso psicologico (individuale o familiare)

Sei qui perché ti chiedi se una psicologa possa capire una storia che attraversa due paesi, e se convenga venire da soli o in famiglia.

Quando ha senso rivolgersi a uno psicologo?

Quando un tema torna sempre uguale e ti toglie energia: gli stessi litigi a casa, la colpa a ogni scelta, l'ansia prima di ogni conversazione, la sensazione di non appartenere a nessun posto. Per chiedere un colloquio basta che qualcosa pesi più di quanto riesci a portare da sola o da solo.

Meglio un percorso individuale o familiare?

Dipende da chi se la sente di venire e da dove sta il nodo. Il lavoro individuale aiuta a mettere ordine nella propria storia e nelle proprie scelte. Quello familiare permette a genitori e figli di ascoltarsi con qualcuno che aiuta a tradurre i significati, oltre alle parole. Si può cominciare da soli e allargare dopo.

Lo psicologo deve conoscere la mia cultura per aiutarmi?

Servono soprattutto curiosità e attenzione a non dare nulla per scontato. L'etnopsichiatria e l'etnopsicologia, presenti anche in Italia, hanno insegnato a chiedere cosa significa un malessere per chi lo vive. Io ti chiederò di spiegarmi parole, regole e significati della tua famiglia: l'esperta o l'esperto della tua storia sei tu.

I miei genitori non parlano bene l'italiano: possono venire anche loro?

Sì, se se la sentono. I colloqui con me si svolgono in italiano: ne parliamo prima, per capire quanto riescono a seguire e a esprimersi. A volte basta andare più piano. Quando la lingua è un ostacolo vero, si può valutare un mediatore linguistico-culturale, figura presente in molti servizi pubblici. Meglio evitare che siano i figli a fare da interpreti.

Ho meno di 18 anni: posso andare da una psicologa?

Sì, con il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale. Se parlarne a casa ti sembra impossibile, puoi cominciare dallo sportello psicologico della tua scuola, se c'è, o dal consultorio familiare della tua zona.

In un colloquio si tengono in mano tutti e due i fili, uno alla volta, finché il disegno torna leggibile.

Vuoi fissare un primo colloquio?Scrivimi

VI.Il tessuto

Conclusione: come iniziare con una psicologa interculturale a Roma

Sei qui perché hai letto fin qui, e forse una delle trame ti somiglia.

Come si comincia con una psicologa a Roma?

Con un messaggio: mi scrivi in poche righe cosa ti porta e se pensi di venire da sola o da solo, con un genitore o con la famiglia. Ricevo in studio a Roma, in Via Togliatti 1663, e online. Le informazioni sui costi te le do al primo contatto, prima di fissare qualsiasi appuntamento. Il percorso non ha un tempo prestabilito: dipende dagli obiettivi.

Rispondi d'istinto: quanto pesa il nodo tra i tuoi due mondi?

Sei domande, un'indicazione onesta. Serve a orientarti prima di scrivere; una valutazione vera si fa a voce, in un colloquio. Alla fine ti porto al modulo di contatto, con il motivo già inserito. Nulla viene inviato finché non decidi tu.

1. A casa le discussioni sulle regole finiscono sempre allo stesso modo?
2. Ti senti in colpa quando fai una scelta per te: studio, amici, casa, relazioni?
3. Nascondi ai tuoi genitori parti importanti della tua vita?
4. Ti senti fuori posto sia in Italia sia nel paese della tua famiglia?
5. Ansia, rabbia o tristezza ti stanno togliendo sonno, studio o lavoro?
6. Ti piacerebbe parlarne con qualcuno che sta fuori dalla tua famiglia?

Il primo filo lo scegli tu: basta un messaggio, scritto come ti viene.

Vuoi un parere sulla tua situazione?Scrivimi

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Puoi scrivermi se sei figlia o figlio di genitori arrivati da un altro paese, se sei un genitore che fatica a capire i propri figli, o se volete venire insieme. Ricevo a Roma, in Via Togliatti 1663, e online; i colloqui si svolgono in italiano. Le informazioni sui costi te le do al primo contatto, prima di fissare qualsiasi appuntamento.

Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce una valutazione professionale. In caso di emergenza chiama il 112; per situazioni di violenza il 1522.